Un vecchio pastore

Un uomo che canta disteso nell’ombra
dispiega passioni vissute in silenzio; nella sua vita
ha fatto il pastore, spaccava la legna, spargeva
letame; nei prati su alti passava i suoi giorni
vicino alle vacche, distante dal resto.
Fuma la pipa, quest’oggi, nell’erba, e senza saperlo
resiste al destino; l’angoscia invernale
talvolta lo assale – gelide notti sopporta
malconcio – ha mani dure, spaccate dal freddo
mani che han visto di tutte le cose.
Ha perso sua moglie, lasciato il mestiere
e senza parole sorregge la sorte; non piange
lì a terra, ma canta da solo, e volto alla valle
da voce al presente – rivive il passato, dipinge
un futuro – senza il bisogno di essere udito.
Conosco quest’uomo, è mio compaesano: uno
ormai vecchio d’innanzi alla morte; lo ammiro
nascosto, nell’ombra che avanza, senza speranze
di vita a venire; e fuma la pipa, e semplice resta
mentre desiste dal mettere in mostra
l’umano patire, gli atroci dolori, che squartano
dentro, e uccidono il sole. Agli occhi di tutti
in paese è nessuno – solo un pastore, robusto
e mansueto, che senza cultura ruscava nei prati. –
E forse è pur vero che in fondo è nessuno;
ma un uomo che canta fumando la pipa
di sotto una pianta, nel mezzo del prato –
dopo ottant’anni di vita vissuta, dopo
la morte di ogni suo bene, e vicino alla fine –
è certo un grand’uomo: degno di Gloria.

Emiliano Barbato
Poesia segnalata con merito alla II edizione del Concorso Letterario Internazionale “Premio Piemonte Poesia”Premio Piemonte Poesia, sezione Identità e Territori

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