Ai confini dell’arte con Acteurs Transculturels

Cos’è un confine? Come si presenta e si rappresenta lo spazio di confine? Come si costruiscono, e si raccontano, la Storia e le storie nelle aree di confine? A queste domande provano a rispondere otto giovani artisti, italiani e francesi, interpretando i temi del territorio transfrontaliero in questa mostra dal titolo Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies / I sentieri battuti sono pieni di visioni addormentate, che presto inaugurerà in due tappe, una francese e una italiana.

Gli otto artisti artisti di Acteurs Transculturels sono stati selezionati per riflettere proprio sulle dinamiche dei territori di confine, nella convinzione che l’arte contemporanea possa costituire un importante strumento di conoscenza, interpretazione e valorizzazione delle specificità e delle identità locali.

Acteurs Transculturels_Image EXPO 2_rougeEntrando nello specifico dei temi della mostra sviluppati dai singoli autori, vediamo Franco Airaudo impegnato a indagare il fenomeno del turismo “da piazzola di sosta”, che interessa le zone montane dell’area transfrontaliera.

Giorgio Cugno esplora il potenziale metaforico e narrativo dell’acqua, intesa quale elemento connettivo generatore di energia. In un film, gli interni di due centrali idroelettriche, in Italia e in Francia, diventano un unico mondo narrativo.

Irene Dionisio presenta invece un video girato nel Forte secentesco di Mont-Dauphin nella “piana dei mille venti”, un’imponente struttura difensiva mai toccata dalla guerra, interpretata attraverso il tema dell’attesa e del rapporto tra uomo e architettura.

Luca Giacosa utilizza la luce come metafora della presenza umana nel contesto alpino – luoghi spopolati un tempo densamente abitati – in una serie di fotografie notturne dello spazio illuminato che segna il limite del territorio antropizzato.

Stephen Loye, invece, presenta una versione in miniatura del paesaggio transfrontaliero realizzato esclusivamente con i materiali raccolti nell’arco di un viaggio compiuto dall’artista da Digne-les-Bains lungo un percorso circolare: 360 gradi in 360 ore (quindici giorni senza fermarsi più di 24 ore nello stesso luogo).

Il progetto pittorico di Matthieu Montchamp offre un’inedita visione delle aree transfrontaliere, rintracciando analogie tra la storia della pittura e dell’architettura moderne e le vicende e gli apparati militari che hanno attraversato e modificato il paesaggio alpino.

Il progetto di Daniella Isamit Morales s’interroga sui concetti di territorio e origine geografica, concentrandosi sulle piante risalenti al Triassico che s’ipotizza siano sopravvissute nelle zone transalpine.

A partire dalla visita ad alcuni Ecomusei, e da ricerche d’archivio, Cosimo Veneziano esplora un’altra geografia transfrontaliera, quella dell’Occitania, e la storia delle sue rappresentazioni, costruendo un archivio “opaco” di immagini, riformulate attraverso il disegno.

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