“Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies / I sentieri battuti sono pieni di visioni addormentate” – Gli artisti

Franco Airaudo (Cuneo 1979, vive a Torino) indaga il fenomeno del turismo “da piazzola di sosta”. Luoghi privilegiati di questa forma di “loisir”, che unisce il pasto all’aperto con la ricerca del contatto con la natura, sonoi bordi delle carreggiate stradali. Con il progetto Sauvage (pret-à-monter), Ariaudo affronta il tema del paesaggio analizzando un rituale collettivo di “addomesticazione” della natura, per disegnare un’insolita mappa del territorio a partire dall’esplorazione dei suoi margini.

Giorgio Cugno (Torino 1979, vive a Bussoleno), esplora il potenziale metaforico e narrativo dell’acqua, intesa quale elemento connettivo generatore di energia. Nella “cinematic installation” dal titolo Outflow, gli interni di due diverse centrali idroelettriche – la Centrale ENEL presso la diga del Chiotas e la Centrale EDF di Serre-Ponson, diventano un unico mondo narrativo. Due personaggi conducono lo spettatore in una dimensione enigmatica e fuori dal tempo dove ogni dettaglio acquisisce molteplici possibili significati.

Irene Dionisio (Torino 1986, vive a Torino) presenta il cortometraggio Quel événement imprévisible, girato nel forte di Mont-Dauphin, imponente struttura difensiva, progettata nel seicento dal famoso architetto militare Vauban, che si erge nella “piana dei mille venti”. Mai toccata da conflitti bellici (fatta eccezione per la bomba lanciata per errore durante il secondo conflitto mondiale), è reinterpretata attraverso il tema dell’attesa e del rapporto tra uomo e architettura, tra passato militare e presente turistico.

Luca Giacosa (Alba 1982, vive a Sambuco) utilizza la luce come metafora della presenza umana nel contesto alpino – luoghi un tempo densamente abitati e oggi spopolati in una serie di fotografie notturne, realizzate con l’esclusivo ricorso all’illuminazione artificiale proveniente dai centri abitati. Giacosa si spinge fino a dove la luce lo consente nella sua ricognizione, in quello spazio evanescente tra luce e ombra che in montagna segna il perimetro del territorio antropizzato.

Stephen Loye (Digne-les-Bains 1989, vive tra Digne e Parigi) propone una versione in miniatura del paesaggio transfrontaliero realizzato con i materiali e gli oggetti (dai souvenir alle cartoline) raccolti o acquistati nell’arco di un viaggio lungo un percorso circolare tra Francia e Italia che inizia e finisce a Digne-les-Bains: 360 gradi in 360 ore (quindici giorni), senza fermarsi più di 24 ore nello stesso luogo. Il risultato è un paesaggio “affettivo” e completamente reinventato, nelle sue distanze e nelle sue proporzioni.

Il progetto pittorico di Matthieu Montchamp (Parigi 1979, vive a Marsiglia) si concentra sulle architetture e sugli apparati militari che fino alla seconda guerra mondiale hanno modellato e modificato il paesaggio alpino. Belvédère des barbelés (belvedere dei fili spinati) combina gli esiti dell’osservazione diretta delle tracce di questo passato con riferimenti ai poco noti rapporti tra l’industria bellica e le avanguardie storiche, attraverso la ripresa dei pattern astratti utilizzati come motivi mimetici.

Daniella Isamit Morales (Caracas 1982, vive e Torino) esplora l’idea del paesaggio primordiale delle zone transalpine, in un’installazione-giardino realizzata con esemplari di piante che gli studiosi presumono già esistenti in queste zone duecento milioni di anni fa, nel periodo geologico del Triassico. L’opera è un’installazione composta da varie specie di conifere, lycopodium, cycas e felci: Araucaria Heterophylla, Dicksonia Antartica, Cycas Revoluta, Zamia Skimeri, Encephalartos Arenarius, Selaginella, Isoetes, Equiseti, Lycopodium carinatum, Wollemia, Encephalartos.

Interessato a una nozione di paesaggio definita dalle “strutture che individuano gli spazi” e dagli “attori che li qualificano”, Cosimo Veneziano (Moncalieri 1983, vive a Torino) esamina un’altra geografia transfrontaliera, una geografia identitaria, quella dell’Occitania, attraverso immagini e cartografie, individuate nell’ambito di una ricerca effettuata su periodici e pubblicazioni datati tra il 1970 e il 2000 riformulate attraverso il disegno, per dar vita a un personale archivio storico, “opaco” e di difficile consultazione.

Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies/
I sentieri battuti sono pieni di visioni addormentate
Dal 30 novembre 2014 al 1° febbraio 2015
Inaugurazione sabato 29 novembre alle ore 15
CESAC – Il Filatoio di Caraglio
Via Matteotti 40 – 12023 Caraglio (CN)

Orario:
dal 30 novembre 2014 al 6 gennaio 2015
da giovedì a sabato 14.30 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 19.00
dal 7 gennaio al 1 febbraio 2015
sabato 14.30 – 19.00
domenica e festivi 10.00 – 19.00
Ingresso libero

www.marcovaldo.it
www.acteurstransculturels.wordpress.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...