Acteurs Transculturels: fisiologia di un progetto

di Luisa Perlo, collettivo a.titolo

“Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies
I sentieri battuti sono pieni di visioni” addormentate“
Dal 30 novembre 2014 al 1° febbraio 2015
Filatoio di Caraglio, Cuneo
Inaugurazione sabato 29 novembre ore 15

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Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies di Francesca Comisso e Luisa Perlo

Stretto tra opposti cliché, l’immaginario della montagna oscilla tra il sublime e il pittoresco dell’offerta turistica, la desolazione generata dall’abbandono e dalle conseguenze delle strategie di sviluppo e la tematizzazione della tradizione artigianale ed enogastronomica. È oggi possibile, per un artista visivo, costruire delle nuove narrative che si sottraggano alla logica del consumo e al tempo stesso all’elegia del tempo perduto, al di fuori di uno sguardo naturalistico o etnoantropologico? E, rovesciando il punto di vista, che cosa significa fare arte in questo contesto, e in particolare quello alpino in cui i confini geopolitici coincidono con quelli geografici, in una prospettiva autenticamente europea?

Queste e altre domande sono alla base del percorso di ricerca, formazione e residenza della sezione arti visive del progetto «Acteurs transculturels / Creatività giovanile: linguaggi a confronto», promosso dalla Regione Piemonte in partnership con il Conseil Général des Alpes de Haute-Provence, il Conseil Général des Hautes-Alpes e l’Associazione Culturale Marcovaldo. Realizzato con il sostegno dell’Unione Europea nell’ambito del programma Alcotra 2007-2013 «Insieme oltre i confini», il progetto, sulla base di una già consolidata pratica di collaborazione transfrontaliera di cui il CESAC – Filatoio di Caraglio ha negli anni presentato più volte i risultati, pone questa volta l’attenzione sul tema della produzione artistica delle giovani generazioni, e sulla carenza di occasioni (di creazione, relazione, informazione) in aree distanti dai tradizionali circuiti di gestazione, ricezione e visibilità della produzione culturale più in generale. In un più ampio quadro disciplinare che vede coinvolte, oltre alle arti visive, anche la letteratura, il teatro e la musica – il progetto promuove un’idea di formazione artistica che individua nell’incontro e nel mutuo scambio di visioni e competenze uno strumento per accorciare le distanze culturali. Tale idea si coniuga inoltre con la volontà di arricchire gli strumenti professionali a disposizione degli artisti e di accrescerne le opportunità di conoscenza dei differenti retaggi, nella convinzione che l’arte costituisca un versatile strumento per valorizzare e rileggere in chiave contemporanea i patrimoni locali, siano essi materiali o immateriali.

La selezione degli artisti chiamati a prendere parte a questo progetto – Franco Ariaudo, Giorgio Cugno, Irene Dionisio, Luca Giacosa, Daniella Isamit Morales, Stephen Loye, Matthieu Montchamp e Cosimo Veneziano -, compiuta a seguito di un bando con l’intento di essere rappresentativa di una pluralità di approcci e scelte linguistiche da una commissione composta da rappresentanti dei vari partner di progetto, si è orientata quindi verso figure la cui ricerca evidenziasse innanzitutto una spiccata capacità di porsi in relazione con la realtà. Il percorso formativo si è dipanato su un doppio binario. Da una parte è stato avviato un confronto con i modelli di rappresentazione del territorio, e dall’altra è stato predisposto un calendario d’incontri e workshop. Obiettivo finale, la realizzazione di otto lavori inediti a partire dalle suggestioni elaborate durante il programma di residenza, dai quali hanno preso forma le due mostre al Château di Montmaur e al Filatoio di Caraglio.

Modelli di rappresentazione per eccellenza, i musei dell’area transfrontaliera compongono un campionario esemplare dei retaggi culturali che hanno dato forma al suo racconto nel corso di oltre un secolo. Il percorso di «Acteurs transculturels», che attraversa e tematizza la crisi tardo novecentesca delle metanarrazioni, si dipana dal Musée Museum départemental di Gap, inaugurato nel 1901 quale espressione di un modello museologico enciclopedico, di matrice illuminista, assai diffuso in Francia quanto assente nella museologia italiana, fino agli ecomusei di più recente concezione, ratificata in Francia in seno all’International Council of Museums nel 1971 nel pieno della riscoperta delle culture materiali in risposta alla scomparsa della civiltà rurale, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio e le tradizioni locali – qui rappresentati dall’Ecomuseo della Pastorizia di Pontebernardo, il Museo di «Pels» a Elva e la Maison du Berger di Champoléon -, fino all’espressione delle più aggiornate tendenze in fatto di museografia multimediale del percorso «Montagna in movimento» all’interno del Forte Albertino di Vinadio. L’itinerario che da Caraglio si è dipanato intorno a Gap e a Digne, ha attraversato le valli cuneesi per concludersi con la straordinaria epifania delle Gorges du Verdon. Testimonianze di differenti modi di abitare e raccontare il territorio montano le abbiamo raccolte dal regista e sceneggiatore Fredo Valla, a Ostana in Valle Po, e da Maria Schneider, storica pioniera del turismo sostenibile in Valle Maira, al Centro Culturale Borgata San Martino di Stroppo.

Sul versante della formazione e dell’informazione più strettamente disciplinare, a.titolo ha organizzato ad Artissima 2013 il seminario Gli artisti e i diritti dell’arte contemporanea, dedicato all’analisi dei principi e delle problematiche in materia di tutela e regolamentazione del mercato dell’arte contemporanea internazionale e dei più recenti casi giurisprudenziali, affidato alle cure di Alessandra Donati, docente di Diritto Comparato delle Obbligazioni e dei Contratti all’Università di Milano-Bicocca, da tempo impegnata sul fronte dell’innovazione giuridica in quest’ambito, con la presenza di alcuni tra i massimi esperti del settore in Italia, quali Gianmaria Ajani, Rettore dell’Università di Torino, gli avvocati Cristina Manasse Roberts, Giuseppe Calabi, Andrea Pizzi, Lavinia Savini, e della curatrice Silvia Simoncelli, concluso da una sessione dedicata ai temi dell’autoproduzione e della mobilità.

Il ruolo di accompagnare la genesi e lo sviluppo dei progetti degli otto partecipanti è stato invece affidato a due artisti di riconosciuto rilievo nell’ambito di due workshop intensivi. Nella fase iniziale di elaborazione e discussione delle idee progettuali, è stato invitato Luca Vitone, artista la cui ricerca affronta temi legati alla memoria individuale e collettiva, al rapporto tra luogo, comunità e produzione culturale, intrecciando tradizioni popolari, riflessioni politiche e analisi del territorio. La filosofia è stata quella di favorire la genesi collettiva del progetto di mostra, quale espressione di un discorso condiviso dai differenti attori coinvolti.

A questo scopo, in una fase successiva è stato chiamato Saâdane Afif, tra i più noti artisti francesi, vincitore del prestigioso Premio Marcel Duchamp nel 2009, che nel suo lavoro indaga i concetti di traduzione, autorialità, interdisciplinarietà, produzione, avvalendosi della collaborazione di altri artisti, musicisti, scrittori. Una settimana, la sua, contraddistinta da una serie di esercizi d’identificazione e di rappresentazione dell’identità concettuale e visiva della mostra, culminata con la scelta dell’immagine-guida: una china di Cosimo Veneziano d’apres un’illustrazione ottocentesca per un racconto del libro Cuore, firmato da uno tra i più iconici storyteller subalpini, Edmondo De Amicis. Quest’immagine suggerisce la traiettoria di uno sguardo ed è la sintesi di una posizione, quella dell’osservatore, che informa anche il titolo ideato in quella stessa sede, Les sentiers battus sont pleins de fictions endormies.

Il percorso di messa a punto del progetto espositivo è proseguito con Fabio Revetria e Lara Sappa di Officina 82, tutor dell’atelier Mobimuse di museografia e allestimento del progetto «Acteurs transculturels», rivolto a operatori museali. In collaborazione con Officina 82 la mostra ha preso forma negli spazi dello Château di Montmaur, un edificio la cui origine risale al XIV secolo, a lungo dimora privata e acquisito dal Conseil Géneral 05 nel 2006. La scelta di questa sede ha introdotto l’esigenza di rapportarsi con un edificio classificato monumento storico, quindi con vincoli e preesistenze da rispettare e con le quali dialogare, nell’ottica di una fruizione dei suoi spazi da parte di un pubblico generalista. Si può a questo proposito parlare di «estratti» da un’esposizione, che al Filatoio di Caraglio si dispiega in una più complessa e ampia versione. In una sorta di apoteosi di una retorica «situata» alimentata da insoliti punti di vista, la mostra interroga le categorie della visione romantica che ancora dirigono il nostro sguardo, il rapporto tra la nozione di wilderness e i processi di domesticazione della natura, la costruzione culturale del paesaggio e il concetto di confine – inteso anche come soglia interiore e cronologica – in rapporto con la storia, le idee ricevute di tradizione e «originarietà». In essa si produce un’articolazione del discorso sull’ambiente montano che «performa» la geografia, la memoria e il patrimonio, fornendone nuove accezioni tra récit e fiction.

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